Si procede così, ormai, nel web come nella narrazione quotidiana, con parole inventate, etichette, hashatag, giochi di parole che plasmano nel tempo la società, creano categorie, si associano a persone, generano nuove identità.
Israele continua il genocidio a Gaza, nel silenzio complice di Europa e Stati Uniti, mentre voltando lo sguardo al confine est dell’Europa, le menzogne evaporano come le vite umane spezzate per giochi di potere per ottenere nuovi equilibri mondiali. Così un’Europa impalpabile quanto imbarazzante, ieri zerbino di Biden, oggi ostaggio di Trump, prova a mostrare i muscoli, ma senza alcun esito. Le trattative sono su un altro tavolo e sono già scritte da tempo: Putin prenderà le quattro regioni: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, che sono in pratica sotto il controllo dei russi già da tempo, gli USA avranno parte delle terre rare, l’Europa avrà al suo interno il resto dell’Ucraina, che dovrà rinunciare alla NATO, senza dimenticare che quest’ultimo passaggio è il motivo dell’invasione russa.
Di armarsi, perciò, non c’è alcuna esigenza, anche perché i costi complessivi in armamenti già seguono il passo di un continente più armato che autorevole quale l’Europa si sta riducendo ad essere.
Ma c’è un interesse, supremo, il solito, quello della finanza, dei fondi e delle lobby che oggi puntano alle armi e alle industrie belliche. Ma non c’è una quotazione alta, senza una domanda forte, per crearla occorre agitare spettri, paure, minacce: Putin invaderà l’Europa, e non si fermerà se non arrivato in Portogallo, tuonano. L’opinione pubblica ci crede, le piazze si riempiono. Anzi le riempiamo, con soldi pubblici, nostro malgrado, come accaduto a Roma. Gli altri che non ci credono hanno ben poco per farsi valere, se non informarsi ed informare. Non ci sarà alcuna invasione russa, non ci sarà alcuna guerra preventiva dell’UE nei confronti di Putin. Sono solo miliardi di euro che fanno gola ai giganti del mondo. Satelliti, droni, armamenti, testate nucleari, costano, remunerano.
Così in Italia la lista delle “banche armate” si infoltisce. Sono quelle banche che finanziano industrie di armi con i soldi dei correntisti. Ci sono i colossi Unicredit ed Intesa, c’è anche Poste Italiane, ed i numeri sono da capogiro. Una lista (la trovate a fine articolo) che , stando ad un disegno di legge dell’attuale Governo, dovrebbe scomparire, in barba alla legge 185/90 che poneva chiarezza e trasparenza per le “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”.
Così vola la Leonardo in Italia, che ha chiuso con un fatturato di oltre 17 miliardi ed un utile netto che si avvicina al miliardo. Vola la Rheinmetall in Germania, che ha fornito munizioni e carri armati all’Ucraina, portando il suo fatturato ad aumentare del 10% in un solo anno. Vola la Thales in Francia, che ha aumentato le esportazioni verso il medio oriente. Cosa hanno in comune queste tre società? WisdomTree una startup nel cui consiglio di amministrazione, guarda caso c’è Andrea Stroppa, braccio destro di Elon Musk in Italia, che ha presentato un fondo che investe esclusivamente in aziende europee del settore della difesa. Fondi, gli exchange-traded fund, più semplicemente ETF che sono fondi di investimento raccolti tramite la partecipazione azionaria dei soci, tra cui corporazioni a scopo di lucro che in base ad urgenze e risorse scarse, investono su un prodotto la cui richiesta eccede di gran lunga il valore nominale, remunerando in tempi brevi con profitti giganteschi, tramite gli utili generati.
Insomma, il riarmo Europeo appare oggi una farsa studiata a tavolino, mentre in Ucraina e a Gaza si contano i morti, qualcuno conta i dividendi.